Luigi Martin (1823-1894)
padre di S.Teresa

Zelia Guérin (1831-1877)
madre di S.Teresa


Torrebelvicino - Schio 25-26-27 Settembre 2004

PROGRAMMA


LA VITA DI TERESA RACCONTATA DA GIOVANNI PAOLO II

(dalla Lettera Apostolica del 19 ottobre 1997)

S.TERESA DI GESU' BAMBINO

Teresa di Gesù Bambino nasce ad Alecon in Francia il 2 gennaio 1873. E’ battezzata due giorni più tardi nella Chiesa di Notre-Dame, ricevendo i nomi di Maria Francesca Teresa. I suoi genitori sono Louis Martin e Zélie Guérin, dei quali ho recentemente riconosciuto l’eroicità delle virtù. Dopo la morte della madre, avvenuta il 28 agosto 1877, Teresa si trasferisce con tutta la famiglia nella città di Lisieux dove, circondata dall’affetto del padre e delle sorelle, riceve una formazione insieme esigente e piena di tenerezza. Verso la fine del 1879 si accosta per la prima volta al sacramento della penitenza. Nel giorno di Pentecoste del 1883 ha la singolare grazia della guarigione da una grave malattia, per l’intercessione di nostra Signora delle Vittorie. Educata dalle Benedettine di Lisieux, riceve la prima comunione l’8 maggio 1884, dopo una intensa preparazione, coronata da una singolare esperienza della grazia dell’unione intima con Gesù. Poche settimane più tardi, il 14 giugno dello stesso anno, riceve il sacramento della cresima, con viva consapevolezza di ciò che comporta il dono dello Spirito Santo nella personale spiritualità molto profonda, che qualifica come “completa conversione”. Grazie ad essa, supera la fragilità emotiva conseguente alla perdita della mamma ed inizia “una corsa da gigante” sulla via della perfezione: Teresa desidera abbracciare la vita contemplativa, come le sue sorelle Paolina e Maria nel Carmelo di Lisieux, ma ne è impedita per la sua giovane età. In occasione di un pellegrinaggio in Italia, dopo aver visitato la Santa Casa di Loreto e i luoghi della Città eterna, nell’udienza concessa dal Papa ai fedeli della diocesi di Lisieux, il 20 novembre 1887, con filiale audacia chiede a Leone XIII di poter entrare nel Carmelo all’età di 15 anni. Il 9 aprile del 1888 entra nel Carmelo di Lisieux, ove riceve l’abito dell’Ordine della Vergine il 10 gennaio dell’anno seguente ed emette la sua professione religiosa l’8 settembre del 1890, festa della Natività della Vergine Maria. Intraprende nel Carmelo il cammino della perfezione tracciato dalla Madre Fondatrice, Teresa di Gesù, con autentico fervore e fedeltà, nell’adempimento dei diversi uffici comunitari a lei affidati. Illuminata dalla Parola di Dio, provata in modo paricolare dalla malattia del suo amatissimo padre, Louis Martin, che muore il 29 luglio del 1894, Teresa si incammina verso la santità, insistendo sulla centralità dell’amore. Scopre e comunica alle novizie affidate alla sue cure la piccola via dell’infanzia spirituale, progredendo nella quale ella penetra sempre di più nel mistero della Chiesa, attirata dall’amore di Cristo, sente crescere in sé la vocazione apostolica e missionaria che la spinge a trascinare tutti con sé incontro allo Sposo divino. Il 9 giugno del 1895, nella festa della Santissima Trinità, si offre vittima di olocausto all’Amore misericordioso di Dio. Il 3 aprile dell’anno successivo, nella notte fra il giovedì ed il venerdì santo, ha una prima manifestazione della malattia che la condurrà alla morte. Teresa la accoglie come la misteriosa visita dello Sposo divino. Nello stesso tempo entra nella prova della fede, che durerà fino alla sua morte. Peggiorando la sua salute, a partire dall’8 luglio 1897 viene trasferita in infermeria. Le sue sorelle ed altre religiose raccolgono le sue parole, mentre il dolore e le prove, sopportati con pazienza, si intensificano fino a culminare con la morte, nel pomeriggio del 30 settembre 1897. “Io non muoio, entro nella vita”, aveva scritto ad un suo fratello spirituale, don Bellière (LT 244). Le sue ultime parole “Dio mio, io ti amo” sono sigillo della sua esistenza!!!

Santa Teresa di Gesù Bambino
QUALCHE CENNO SU… LA VITA DELL’INFANZIA SPIRITUALE “
La mia piccola dottrina” come la chiamate voi… Il cammino spirituale di Teresa Martin fu solitario. Certo, ella ha ricevuto molto dalla sua famiglia, dai suoi educatori, dai maestri del Carmelo. Ma nessun prete l’ha segnata profondamente. In lei, lo Spirito Santo ha tracciato un cammino autentico. “Non ho mai cercato che la verità” Chi le ha rivelato le profondità dell’amore trinitario e una “via” per raggiungerle, senza alcuna preoccupazione didattica? Tutto è venuto dalla vita, dagli avvenimenti quotidiani riletti alla luce della Parola di Dio. Il suo apporto incomparabile alla spiritualità del XX secolo è un ritorno alla purezza radicale del Vangelo. “Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt. 18,3). Malgrado non abbia mai potuto disporre dell’Antico Testamento integrale, ha operato un ritorno alla meditazione della Parola di Dio. Senza alcuna iniziazione, sena alcuna cultura biblica, cita nei suoi scritti più di 1000 volte la Bibbia. “Voglio essere una santa” Teresa, ardente adolescente, è partita per la santità. Scrive a suo padre: “Ti glorificherò diventando una grande santa”. Ma presto, al Carmelo, urterà contro le sue debolezze e la sua impotenza, nel paragonarsi ai santi. Queste le appaiono come una montagna, mentre lei non è che un granello di sabbia. “Crescere, diventare come loro, è impossibile”, constata, ma non si scoraggia. Perché se Dio ha messo in lei questi desideri di santità, ci deve essere una strada, una via per salire “la dura scala della perfezione”. La Parola di Dio le aprirà la via: “Se qualcuno è piccolissimo, venga a me”. (Pr.9,4) “Allora sono venuta”, scrive la “piccola Teresa”. Domandandosi ciò che Dio farà al bambino che andrà da Lui, legge Isaia 66: da allora, capisce che non potrà salire da sola questa scala ma che Gesù la prenderà nelle sue braccia, come un rapido ascensore. Da allora, la piccolezza di Teresa non è più un ostacolo, ma al contrario, più sarà piccola e leggera nelle braccia di Gesù, più Lui farà santa con una rapida ascesa. E’ così che Teresa racconta la scoperta della piccola vita. Dapprima è una scoperta di ciò che è Dio: essenzialmente Amore Misericordioso. Ormai, vedrà tutte le perfezioni divine (compresa la sua Giustizia) attraverso il prisma della Misericordia. Ciò la trascina in una fiducia audace: “desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, o mio Dio, di essere Voi stesso la mia santità.”. Accettare di lasciarsi plasmare da Dio non implica alcun facile infantilismo. Teresa farà concretamente tutto ciò che è possibile per mostrare concretamente il suo amore per Dio e per le sue sorelle, ma in una totale gratuità, quella dell’amore. In tutte le situazioni e in tutti gli atti della sua vita, Teresa “applicherà” questa via: Dio le domanda questo, ella sente che ne è incapace, dunque Lui lo farà in lei. Un esempio: amare tutte le suore come Gesù le ama le è impossibile. Allora unendosi a Lui, è Lui che le amerà in Teresa. “Sì, sento che quando sono caritatevole, è Gesù solo che agisce in me; più io sono unita a Lui, più amo tutte le mie sorelle.”. Ecco un cammino di santità che si apre per tutti, i piccoli, i poveri, i feriti: accettare la realtà della propria debolezza e offrirsi a Dio come si è, affinché Lui agisca in noi. Si capisce meglio allora che una tale frase, per esempio, è agli antipodi della sdolcinatezza, ma esplicita, al contrario, l’infanzia evangelica predicata da Gesù: “Gesù si compiace di mostrarmi l’unico cammino che porta a questa fornace Divina, questo cammino è l’abbandono del bambino che si addormenta senza paura nelle braccia di suo Papà.”.
GLI SCRITTI DI TERESA
Teresa di Gesù Bambino ci ha lasciato degli scritti che le hanno giustamente meritato la qualifica di maestra di vita spirituale. La sua opera principale rimane il racconto della sua vita nei tre manoscritti autobiografici (Manuscrits autobiographiques A, B, C), pubblicati dapprima con un titolo, divenuto ben presto celebre, di “Histoire d’une Ame”. Nel Manoscritto A, redatto dietro richiesta della sorella Agnese di Gesù, allora priora del monastero, ed a lei consegnato il 21 gennaio 1896, Teresa descrive le tappe della sua esperienza religiosa: i primi anni dell’infanzia, specialmente l’evento della sua prima comunione e della cresima, l’adolescenza, fino all’ingresso nel Carmelo e alla sua prima professione. Il manoscritto B, redatto durante il ritiro spirituale dello stesso anno su richiesta di sua sorella, Maria del Sacro Cuore, contiene alcune delle pagine più belle, più note e citate della Santa di Lisieux. In esse si manifesta la piena maturità della Santa, che parla della sua vocazione nella Chiesa, Sposa di Cristo e Madre delle anime. Il Manoscritto C, compilato nel mese di giugno e nei primi giorni del luglio 1897, a pochi mesi dalla sua morte, e dedicato alla priora Maria di Gonzaga, che glielo aveva chiesto, completa i ricordi del Manoscritto A sulla vita al Carmelo. Queste pagine rilevano la sapienza soprannaturale dell’autrice. Di questo periodo finale della sua vita. Teresa, traccia alcune esperienze altissime. Essa dedica pagine commoventi alla prova della fede: una grazia di purificazione che la immerge in una lunga e dolorosa notte oscura, rischiarata dalla sua fiducia nell’amore misericordioso e paterno di Dio. Ancora una volta, e senza ripetersi, Teresa fa brillare la scintillante luce del Vangelo. Troviamo qui le pagine più belle da lei dedicate al fiducioso abbandono nelle mani di Dio all’unità fra l’amore di Dio e amore del prossimo, alla sua vocazione missionaria nella Chiesa. Teresa, in questi tre manoscritti diversi, che coincidono in una tematica ed in una progressiva descrizione della sua vita e del suo cammino spirituale, ci ha consegnato una originale autobiografia che è la storia della sua anima. Da essa traspare come la sua sia stata un’esistenza nella quale Dio ha offerto un preciso messaggio al mondo, indicando una via evangelica, la “piccola via”, che tutti possono percorrere, perché tutti sono chiamati alla santità. Nelle 266 “Lettres” che conserviamo, indirizzate ai familiari, alle religiose, ai “fratelli” missionari, Teresa comunica la sua sapienza, sviluppando un insegnamento che costituisce di fatto un profondo esercizio di direzione spirituale delle anime. Fanno parte dei suoi scritti anche 54 Poésies, alcune delle quali di grande spessore teologico e spirituale, ispirate alla Sacra Scrittura. Fra di esse meritano una speciale menzione “Vivre d’Amour!…” (P 17) e “Pourquoi je t’aime, ò Marie”! (P 54), sintesi originale del cammino della Vergine Maria secondo il Vangelo. Vanno aggiunte a questa produzione 8 “Récréations pieuses”: composizioni poetiche e teatrali, ideate e rappresentate dalla Santa per la sua comunità a motivo di alcune feste, secondo la tradizione del Carmelo. Fra gli altri scritti è da ricordare una serie di 21 “Priéres”. Né si piò dimenticare la raccolta delle sue parole, pronunciate durante gli ultimi mesi della vita. Tali parole, di cui conservano varie redazioni, sconosciute come “Novissima Verba”, sono anche note con il titolo di Derniers Entretiens.

25 aprile 1893
(…) Celina è una piccola goccia di rugiada che non è stata formata dalle nuvole,ma che è discesa dal Cielo luminoso, la sua Patria. Durante la notte della vita la sua missione specifica è di nascondersi nel cuore del fiore dei campi. Nessuno sguardo umano deve scoprirvela; solo il calice che possiede la gocciolina conoscerà la sua freschezza. Beata gocciolina di rugiada conosciuta solo da Gesù!… Non fermarti a considerare il corso dei fiumi fragorosi che suscitano l’ammirazione delle creature! Non invidiare neppure il ruscello limpido che serpeggia nel prato! Senza dubbio il suo mormorio è molto dolce, ma le creature possono sentirlo; e poi il calice del fiore dei campi non potrebbe contenerlo. Esso non può essere solo per Gesù. Per appartenere a Lui, occorre essere piccoli, piccoli come una goccia di rugiada! …

UNA DONNA DOTTORE DELLA CHIESA

Santa Teresa di Lisieux è la terza donna, dopo santa Caterina e santa Teresa d’Avila, a essere proclamata Dottore della Chiesa. Ecco alcuni stralci dell’intervista a mons. Guy Gaucher, vescovo ausiliare di Bayeux e Lisieux che spiega il valore di questo fatto.
D. Come si diventa Dottore della Chiesa?
R. Servono tre cose per diventare un Dottore della Chiesa. Innanzi tutto essere un santo canonizzato. La seconda cosa, più importante e precisa: aver apportato alla Chiesa una dottrina detta eminente, vale a dire che ha del peso e che è utile alla Chiesa universale. Non si tratta di qualcosa di totalmente nuovo, perché di fatto non c’è niente di nuovo da aggiungere al Vangelo. Ma la Chiesa è nella storia. E’ apportare qualcosa a un momento della Chiesa, qualcosa della dinamica della Chiesa universale, e che sia riconosciuto come apporto teologico e spirituale molto importante. Questa dottrina deve essere, in seguito, proposta: concretamente questo passa per ciò che si chiama una “positivo”, vale a dire un dossier che vuole giustificare la domanda di Dottorato. La “positivo” viene esaminata dai teologi della Congregazione della Fede, da quelli della Congregazione dei Santi e dai Cardinali di entrambe le Congregazioni. Passati questi tre esami, si arriva al Santo Padre. La terza cosa è dunque la dichiarazione di Dottorato del Santo Padre.

D. La storia del Dottorato di Teresa è una lunga storia…
R. Sì, iniziata ancora nei desideri di Teresa (“Vorrei illuminare le anime come i Profeti, i Dottori…”), ripresa subito dopo la sua morte, interrotta dai tentennamenti di Pio XI, che pur amandola molto, non ritenne di proclamata Dottore in quanto donna. Ma nel 1970 Paolo VI ha dichiarato due donne Dottori (santa Caterina e santa Teresa d’Avila), così la causa per Teresa di Lisieux ha ripreso il suo cammino, fino ad oggi. D. Secondo lei,c’è una posta in gioco particolare nel fatto che Teresa, che è una donna, sia proclamata Dottore della Chiesa?
R. C’è una posta in gioco particolare, penso. Il messaggio di Teresa, la sua spiritualità, sono particolarmente adatti al nostro tempo. E poi, è molto importante nel dibattito sul posto della donna nella Chiesa. E’ giustamente il dibattito attorno al Dottorato. Alcuni dicono di amare molto Teresa, la sua santità, ma che non avendo scritto dei trattati di teologia, non può essere Dottore. Da questo punto di vista, durante diciannove secoli, non si sono potute avere delle donne dottore. In effetti, l’educazione e lo studio erano riservati agli uomini. Già nel 1973 il Padre Hans Urs von Balthasar, uno dei grandi teologi di questo secolo, domandò, a Notre Dame di Parigi per il centenario di Teresa, che il corpo degli uomini teologi incorpasse l’apporto delle grandi donne mistiche delle Chiesa. Citò Ildegarda di Bingen, Caterina da Siena, Teresa d’Avila… Caterina da Siena, nel XIV secolo, morta a trentatré anni, era illetterata. Noi abbiamo un Dottore della Chiesa illetterato! In più era una mistica. Ma il suo padre sprituale, Raimondo di Capua, che la seguì, aveva intuito che la teologia non è solo speculativa, ma anche simbolica e intuitiva. San Tommaso D’Aquino mostra che ci sono due vie per parlare di Dio: la via speculativa, di cui si è valso, e la via metaforica, la via simbolica. Per ragioni storiche, le donne sono piuttosto da questo lato. Teresa D’Avila, due secoli più tardi, diceva di non sapere niente. Anche lei è stata minacciata dall’Inquisizione. Anche lei è stata salvata dai domenicani, dai gesuiti, che hanno mostrato che non era folle, ma che apportava qualche cosa. C’è un modo, oltre quello speculativo, di parlare di Dio e di apportare su Dio, come diceva Balthasar, delle luci e delle intuizioni che spesso gli uomini non hanno visto.
D. Teresa è dunque considerata una teologa?
R. Il Cardinale Poupard, al sinodo del 1990 sulla formazione dei preti, ha dichiarato che nel corso degli studi teologici dei seminaristi non si può, in un modo o nell’altro, non incontrare Teresa di Lisieux. Si è obbligati ad incontrarla: in cristologia, in ecumenismo, in mariologia e in spiritualità. Teresa ha trovato il senso della Trinità, il senso dell’Incarnazione, il legame del Padre con il Figlio. Ha ritrovato la Chiesa come luogo di comunione e d’amore, di cui lo Spirito Santo è l’anima. Ha aperto un cammino di santità per tutti basato sulla fiducia in Dio. Ha insistito sulla speranza come virtù fondamentale per il nostro mondo. Ha espresso una mariologia che annuncia quella del Vaticano II, una Vergine Madre che ha avuto fede, che ha seguito suo Figlio, dall’Annunciazione al Calvario. Nel Concilio Vaticano II Teresa non è mai nominata, come del resto Teresa D’Avila. Non sono citati santi moderni, ma i Padri. E’ un modo di fare del Concilio. Ma i teologi hanno detto che Teresa vi era presente. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, del 1992, ella è citata sei volte, e sempre in punti strategici. Vi si trovano Teresa D’Avila, Caterina da Siena e altre donne, ma Teresa è la più citata di tutte le donne.

Dalla Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II con la quale Santa Teresa di G:B: e del V:S: è stata proclamata Dottore della Chiesa il 19 ottobre 1997

Teresa è Dottore perché…
Negli scritti di Teresa di Lisieux non troviamo forse, come in altri Dottori, una presentazione scientificamente elaborata delle cose di Dio, ma possiamo scorgere un’illuminata testimonianza della fede che, mentre accoglie con fiducioso amore la santità della Chiesa. (…)
Possiamo applicare a Teresa di Lisieux quanto ebbe a dire il mio Predecessore Paolo VI di un’altra giovane santa, Dottore della Chiesa, Caterina da Siena: “Ciò che più colpisce nella Santa è la sapienza infusa, cioè la lucida, profonda e inebriante assimilazione delle verità divine e dei misteri della fede (…):
una assimilazione, favorita,sì, da doti naturali singolarissime, ma evidentemente prodigiosa, dovuta ad un carisma di sapienza dello Spirito Santo”. (…)
Innanzitutto, Teresa è una donna che, nell’accostarsi al Vangelo, ha saputo cogliere ricchezze nascoste con quella concretezza e profonda risonanza vitale e sapienziale che è propria del genio femminile. Ella emerge per la sua universalità nella schiera delle donne sante che risplendono per la sapienza del Vangelo.
Teresa è, poi, una contemplativa. Nel nascondimento del suo Carmelo ha vissuto la grande avventura dell’esperienza cristiana, fino a conoscere la lunghezza, la larghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo (cfr 3, 18-19). Dio ha voluto che non rimanessero nascosti i suoi segreti, ma ha abilitato Teresa a proclamare i segreti del Re. Con la sua vita Teresa offre una testimonianza ed un’illustrazione teologica della bellezza della vita contemplativa, come totale dedicazione a Cristo, Sposo della Chiesa, e come affermazione viva del primato di Dio su tutte le cose. 
La sua è una vita nascosta che possiede una arcana fecondità per la dilatazione del Vangelo e riempie la Chiesa ed il mondo del buon odore di Cristo.
Teresa di Lisieux, infine, è una giovane. Essa ha raggiunto la maturità della santità in piena giovinezza. Come tale si propone quale Maestra di vita evangelica, particolarmente efficace nell’illuminare i sentieri dei giovani, ai quali spetta di essere protagonisti e testimoni del Vangelo presso le nuove generazioni.
Non solo Teresa di Gesù Bambino è il Dottore della Chiesa più giovane in età, ma pure il più vicino a noi nel tempo, quasi a sottolineare la continuità con la quale lo Spirito del Signore invia alla Chiesa i suoi messaggeri, uomini e donne, come maestri della fede. Infatti, qualunque siano le variazioni che possono costatare nel corso della storia e nonostante le ripercussioni che esse sogliono avere nella vita e nel pensiero delle persone delle singole epoche, non dobbiamo perdere di vista la continuità che unisce tra loro i Dottori della Chiesa: essi restano, in ogni contesto storico, testimoni del Vangelo che non muta, con la luce e la forza che loro viene dallo Spirito, se ne fanno messaggeri tornando ad annunciarlo nella sua purezza ai contemporanei. Teresa è Maestra per il nostro tempo, assetato di parole vive ed essenziali, di testimonianze eroiche e credibili. Perciò è amata e accolta anche da fratelli e da sorelle delle altre comunità cristiane e perfino da chi neppure è cristiano.

IL SENSO DEL PELLEGRINAGGIO DELLE RELIQUIE DI TERESA Dal 1994 Teresa di Lisieux percorre il mondo intero, e ovunque sono accolti i suoi resti mortali si manifestano la sua attiva presenza e lo straordinario irraggiamento del suo messaggio. Tutto ha avuto inizio nel cimitero municipale di Lisieux, il 4 ottobre 1897, a causa di disposizioni che impedivano ogni sepoltura nella clausura del Carmelo. Ciò permise che centinaia di migliaia di pellegrini si recassero sulla sua tomba per 25 anni. Questa fu l’origine della venerazione delle reliquie di Santa Teresa. Poi, nel 1923, in occasione della beatificazione, le spoglie di Teresa furono portate nella cappella del Carmelo. Il culto delle reliquie è un fenomeno antropologico da sempre riconosciuto, che caratterizza l’uomo in quanto tale e continua anche nei giorni nostri. La Chiesa ha sempre rispettato questo costume. Noi non siamo dei puri spiriti e abbiamo bisogno di segni. Accade che Dio talvolta vuole servirsi di questi segni così tenui e quasi derisori per manifestre la sua Presenza e fare esplodere la sua Potenza e la sua Gloria. Perché è Lui che agisce attraverso questi segni. Nel caso di Teresa, è un fatto che a contatto e in presenza dei suoi resti mortali Dio si compiace di manifestare il suo amore: basterebbe, per convincersene, leggere i volumi che riferiscono di favori ottenuti e di guarigioni, così come l’abbondante posta che giunge ogni giorno a Lisieux dai luoghi in cui essa si è recata. “Malgrado la mia piccolezza vorrei illuminare le anime come i Profeti, i Dottori. Ho la vocazione di essere apostolo. Vorrei percorrere la terra, annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino alle isole più lontane. Vorrei essere missionario”. Alla “piccola Teresa” è riuscito anche questo.
LA NOVENA DI PREGHIERA PER INTERCESSIONE DI SANTA TERESA DI GESU’ BAMBINO
Dio nostro Padre, tu accogli vicino a Te coloro che, in questo mondo, ti servono fedelmente: noi invochiamo Santa Teresa di Gesù Bambino grazie al suo amore per Te. La sua filiale fiducia le faceva sperare “che tu facessi la sua volontà in cielo, poiché ella aveva sempre fatto la tua sulla terra”. Ti supplico di esaudire la preghiera che ti rivolgo con fede affidandomi alla sua intercessione.
Padre Nostro
Signore Gesù, figlio Unigenito di Dio e nostro Salvatore, ricordati che Santa Teresa di Gesù Bambino consumò la sua vita quaggiù per la salute delle anime, e volle “passare il suo cielo a fare del bene sulla terra”: perché ella fu la tua sposa diletta appassionata per la tua gloria, noi la preghiamo. Mi rimetto a Te, per ottenere le grazie che imploro affidandomi alla sua intercessione.
Ave Maria
Spirito Santo, fonte di ogni grazia divine e vi rispose con una perfetta fedeltà. Ora che ella intercede per noi e non vuole prendere alcun riposo fino alla fine dei tempi, noi la imploriamo. Ti domando di ispirare lei di ascoltare la mia preghiera, affinché mi sia accordato il favore confidato alla sua intercessione.
Gloria al Padre
O Santa Teresa di Gesù Bambino, vedi la fiducia che metto in te e accogli le mie intenzioni. Intercedi per me vicino alla Vergine Maria che ti sorrise nel momento della prova. Guarda anche tutti coloro che penano e che soffrono, e tutti coloro che ti pregano: mi unisco a loro come a dei fratelli. Attraverso le grazie che desideriamo, se questa è la volontà del Signore, donaci di essere fortificati nella Fede, nella Speranza e nell’Amore nel cammino della vita, e di essere aiutati nel momento della morte, per passare da questo mondo alla pace del Padre, e di conoscere l’eternità gioiosa dei bambini di Dio.
Amen (A cura di Simona Bertola)